Umiltà: merce solo per professionisti?

Umiltà: merce solo per professionisti?

Con Ramon, venerdi, siamo stati nel riminese per un incontro di lavoro; più precisamente dovevamo valutare insieme alla titolare di una scuola di danza l'efficacia della sua comunicazione sul web. Già dopo pochi minuti, ci eravamo accorti di avere di fronte una vera professionista, di quelle con la P maiuscola! Bello, piacevole e a tratti emozionante stare ad ascoltarla, tanto che il tempo che avevamo preventivato è stato “sforato” di quasi 2 ore: sono quelle rare volte in cui, chi come me fa delle tempistiche e della puntualità una “ragione di vita”, accetta comunque di lasciarsi letteralmente trasportare dalle parole e dall’entusiasmo senza più pensare a ciò che deve fare successivamente. Ma torniamo a noi e ad Anca, maestra rumena di danza, recitazione e tanto altro ancora, che con infinita classe e grande entusiasmo ci ha preso per mano e condotto nel suo mondo fatto di sacrifici, passione e tanto tanto professionismo: mai una parola esagerata nel descriversi, mai una brutta parola sulla concorrenza, mai una lamentela, mai un distrarsi dal discorso. In treno, nel viaggio di ritorno verso casa, continuavo a rivedere immagini e gesta di questa donna totalmente “presa” dalla sua attività, alla ricerca del miglioramento mentre poco distante da me un controllore svogliato con fare arrogante redarguiva una povera signora rea di aver stampato il suo biglietto on line con una qualità di stampa troppo bassa il che lo costringeva a doversi impegnare troppo a leggere il codice della prenotazione. Neanche una parola di scuse, però, sul fatto che il mitico Freccia Rossa viaggiasse con oltre 50 minuti di ritardo su di una tratta (Bologna – Milano) che di minuti ne dovrebbe impiegare 65… In quel momento ho pensato:"Ecco la vera differenza che c’è tra un professionista e chi pensa di esserlo; una sola e semplice parola troppo spesso usata male: umiltà". Fateci caso e non potrete che darmi ragione. Osservate da vicino coloro che considerate dei veri professionisti e vedrete che in comune hanno questa bella qualità, apprezzata ovunque e da tutti. Ad un certo punto nello spiegarci la sua attività, Anca si è interrogata seriamente su cosa stesse sbagliando, dando per scontato che se i risultati raccolti erano inferiori a quelli attesi, la colpa innanzitutto andava cercata dentro se stessa e non nella sfortuna, nella concorrenza sleale o cose simili. “…c’è qualcosa che mi sfugge, non è possibile che con tutte le cose belle che facciamo qui, la gente non ne viene a conoscenza. Non so dove, ma sto sbagliando qualcosa e da sola non ce la faccio: aiutatemi”. Ecco l'attestato del professionista doc, quello che non ha la sindrome di Fonzie il quale, poverino, non riusciva mai a far uscire dalla gola le parole ho sbagliato: è la sua arma più potente e ne fa giustamente uso per migliorarsi sempre più e scavare un solco profondissimo tra lui e il povero dilettante. Alessandro Pozzi

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Questo articolo è stato scritto da Alessandro

Alessandro

Nei primi vent'anni della mia vita ho sofferto molto per la mia timidezza, pagandone un prezzo molto alto. Poi sul mio percorso ho trovato un nuovo lavoro che mi ha cambiato la vita e catapultato nel mondo delle pubbliche relazioni. Oggi addirittura, quando parlo in pubblico, prediligo la vasta platea definendomi un "animale" da palco. La vendita è stata per me una grande palestra e maestra di vita aprendomi le porte dell'insegnamento e del coaching. In cosa sento di avere una marcia in più? Sicuramente nel saper ascoltare e nel comunicare in modo semplice ed estremamente pratico.

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