Lavoro fisico o di concetto?

Pubblicato il 20/04/2012 da Alessandro in Vendita
Lavoro fisico o di concetto?

Esiste una suddivisione fra lavori manuali ed altri di concetto e si tende quindi, erroneamente, a pensare che chi svolge lavori usando il fisico, la forza, le braccia, si conquisti meritatamente fino all’ultimo euro la sua paga, mentre chi ha deciso di “lavorare muovendo la lingua” è pagato più per simpatia che per merito. Ho usato volutamente questa forzatura per rendere l'idea: da una parte stanno quelli che “Ti guadagnerai il pane con il sudore della fronte!” (citazione dal Vangelo) dall’altra quelli del “Basta avere la parlantina, non fai niente, non sudi e non ti sporchi” (citazione dal Bar Roma del mio paese natale). Volutamente perché, anche se nell’ultimo decennio le cose stanno cambiando in meglio, rimane sempre la convinzione popolare che saper parlare, convincere, entusiasmare gli altri sia una cosa ad appannaggio dei soliti fortunati smidollati e anche un po’ fancazzisti . Chi fa un lavoro manuale, fisico, duro, pesante non riesce (o non vuole) neanche prendere in considerazione la pseudo stanchezza dichiarata dall’amico rappresentante in giacca e cravatta. E’ vero, certo, sono due tipi di stanchezza diversi, uno muscolare mentre l’altro è più simile alla spossatezza, dovuta talvolta alla tensione accumulata durante una giornata piena di appuntamenti con interlocutori sempre nuovi e diversi tra loro, ma credetemi... a fine giornata si sentono entrambi. Ve lo dico perché li ho provati tutti e due dovendo, per sei anni ,caricare a mano circa 40 tonnellate di carta al giorno e poi, per i successivi 24 anni, un lavoro basato sul saper comunicare; prima di vendita porta a porta e poi come formatore di futuri venditori. Quello che mi ha sempre incuriosito è il fatto che coloro che, in un certo senso, snobbano la fatica dei lavoratori impiegati nel mondo della comunicazione, sono i primi che di fronte ad un’offerta di lavoro di pubbliche relazioni la rifiutano a mani basse, escludendosi a priori. “Non fa per me”. Ma non era la stessa persona che la sera prima al bar con una vena sarcastica e con vari sfottò provocava l’agente immobiliare, giovane matricola? “Te si che vai bene”, “Tu si che sei furbo”, “Eccolo, è arrivato quello che lavora!” o peggio “Oggi ti è sudata la lingua?”. Sono solo alcune tra le frasi più usate nei miei confronti quando a vent’anni, contro tutti, scelsi un lavoro di concetto e decisi di affidare tutto il mio futuro a quel pezzettino di carne che ho tra le labbra. Se non siete d’accordo, o se lo siete, mi farebbe piacere sapere il vostro pensiero. Alessandro Pozzi  

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Questo articolo è stato scritto da Alessandro

Alessandro

Nei primi vent'anni della mia vita ho sofferto molto per la mia timidezza, pagandone un prezzo molto alto. Poi sul mio percorso ho trovato un nuovo lavoro che mi ha cambiato la vita e catapultato nel mondo delle pubbliche relazioni. Oggi addirittura, quando parlo in pubblico, prediligo la vasta platea definendomi un "animale" da palco. La vendita è stata per me una grande palestra e maestra di vita aprendomi le porte dell'insegnamento e del coaching. In cosa sento di avere una marcia in più? Sicuramente nel saper ascoltare e nel comunicare in modo semplice ed estremamente pratico.

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