La comunicazione pratica fa la differenza

La comunicazione pratica fa la differenza

Comunicare è un'arte. Ci si divide esattamente come la città di Milano si divide tra Milan e Inter. Da una parte il comunicatore teorico, con un linguaggio ricco di paroloni e termini stranieri, dall'altra quello pratico che comunica attraverso il continuo uso di metafore o esemplificazioni per cercare di far capire i suoi discorsi fatti di parole semplici, quasi elementari. Difficile tra i due stabilire un punto di incontro. Troppo diversi nel modo di porsi e anche troppo infastiditi l'uno  del modo di comunicare dell'altro. Se fossero uno ateo e l'altro credente cattolico, il motivo di tanta differenza sarebbe evidente; l'uno che deve essere veloce nel farsi capire con poche parole perchè sa che la vita è breve ed unica, l'altro invece che allunga i discorsi senza mai volerli chiudere perchè tanto non c'è fretta, non c'è solo questa vita. Domenica mi è capitato di confrontarmi con un ragazzo di quelli che adoro definire "teorico-culturalmente-avanzato". Troppo "basico" invece io per lui, stando a vedere i continui solchi che cercava di scavare tra noi ogni volta che prendeva la parola. Lui non piaceva a me nella stessa misura in cui io non piacevo a lui. Assomigliavamo molto ad una scena che avevo appena visto tra il mio cane ed un cavallo: a nessuno dei due interessava qualcosa dell'altro, non si sfidavano, non si piacevano e non si temevano. Sembravano ospiti di questo mondo senza dover dividere nulla tra loro, neppure uno sguardo. Ecco, io mi sento così quando mi trovo per lavoro o nella vita di tutti  giorni a dover interagire con un comunicatore "teorico". Inutile dire che il rammarico c'è, non vedendo sbocchi per un rapporto proficuo e tantomeno per una possibile sinergia. Tutt'al più ci si evita, altrimenti ci si sopporta, comunque senza contaminazione tra le parti. Durante le mie ore di lezione, ho sempre cercato di insegnare rifacendomi a questo antico detto: "Parla allo stolto del villaggio, anche il saggio capirà!". Vedo che questa regola è sempre molto apprezzata qualunque sia la tipologia di platea o di interlocutore: ieri, per esempio, ho usato lo stesso stile di comunicazione in due situazioni totalmente differenti: la mattina con un pubblico di 86 ragazzi di terza media e il pomeriggio con un'imprenditore di successo cinquantenne. La linea che ho cercato di seguire qual'è stata? Quella della semplicità, dell'esempio pratico di vita quotidiana, del mettersi sempre uno "scalino" sotto il loro "livello", quella di lasciarmi andare quando sento salire l'ENTUSIASMO dentro di me, quella dello spendersi fino in fondo per cercare di farsi capire dagli altri. Anche perchè, alla fine, comunicare significa semplicemente una cosa: far capire ad altri il nostro messaggio! Alessandro Pozzi

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Questo articolo è stato scritto da Alessandro

Alessandro

Nei primi vent'anni della mia vita ho sofferto molto per la mia timidezza, pagandone un prezzo molto alto. Poi sul mio percorso ho trovato un nuovo lavoro che mi ha cambiato la vita e catapultato nel mondo delle pubbliche relazioni. Oggi addirittura, quando parlo in pubblico, prediligo la vasta platea definendomi un "animale" da palco. La vendita è stata per me una grande palestra e maestra di vita aprendomi le porte dell'insegnamento e del coaching. In cosa sento di avere una marcia in più? Sicuramente nel saper ascoltare e nel comunicare in modo semplice ed estremamente pratico.

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