Durante il cambiamento siamo sempre soli

Durante il cambiamento siamo sempre soli

Ci sono momenti nella vita in cui decidiamo di cambiare alcune cose di noi o del nostro modo di vivere. Un cambiamento che ci vede spesso da soli in questo tortuoso cammino verso il nuovo e l'incerto. Era il 1989 quando, in un bar di Varese, i miei occhi caddero su alcune parole scritte nell'editoriale di Francesco Alberoni sul Corriere della Sera. Il titolo era: "Quando cambi sei solo, quando vinci eccoli tutti". Lessi tutto l'articolo e rimasi molto affascinato, colpito dalla chiarezza con la quale si descriveva il senso di solitudine e d'abbandono a cui si doveva abituare l'innovatore. Come se fosse il giusto prezzo da pagare per aver scelto di essere "diversamente migliore". Ma perchè gli altri non capiscono la nostra sete di cambiamento? E chi sono innanzitutto gli altri? Si dividono di solito in due categorie: nella prima i parenti e gli amici stretti, nella seconda i cosiddetti conoscenti (che spesso erroneamente chiamiamo amici) ovvero: il gruppo. I primi non solo ci lasciano soli durante il nostro percorso ma continuano ad ostacolarci ponendo condizioni, lamentandosi della nostra scelta fino ad arrivare a dubitare della nostra intelligenza. MA PERCHE?? Perchè ci vogliono troppo bene per lasciarci correre verso il nuovo e l'incerto. Hanno paura che subiremo una delusione o che addirittura, dopo la sconfitta da loro data per certa, non riusciremo più a riprenderci. Meglio far di tutto per farci cambiare idea prima che sia troppo tardi! I secondi invece, non hanno motivi così nobili come giustificazione. Loro lo fanno per pura e semplice paura. Paura che noi ce la si possa fare, che si esca dal gruppo. Quel gruppo omogeneo dove ognuno ha il suo ruolo ma nessuno rompe gli equilibri e tantomeno ridisegna gli obiettivi. Ecco che allora, di fronte alla nostra voglia di cambiare, di non giocare più il nostro ruolo abituale, il gruppo fa di tutto per riassorbirci mettendoci i famosi "bastoni tra le ruote", influenzandoci negativamente verso il nostro obiettivo. Se il ricompattamento non avviene, allora il gruppo opta per la soluzione estrema: l'esilio. Tutto per la paura di doversi confrontare con qualcosa di nuovo e per una sana dose d'invidia. Ma come diceva Alberoni: "... alla fine l'innovatore ce la fa perchè si batte selvaggiamente, spendendosi fino in fondo. E dopo la vittoria il gruppo ritorna festante per riappropriarsi di lui e del suo successo...ti ricordi? ti ricordi? gli mormorano in coro. Te lo avevamo detto che facevi bene a buttarti! E l'innovatore, che ha tanto sofferto di solitudine e incomprensione, si consola ora con questa menzogna collettiva". Alessandro Pozzi

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Questo articolo è stato scritto da Alessandro

Alessandro

Nei primi vent'anni della mia vita ho sofferto molto per la mia timidezza, pagandone un prezzo molto alto. Poi sul mio percorso ho trovato un nuovo lavoro che mi ha cambiato la vita e catapultato nel mondo delle pubbliche relazioni. Oggi addirittura, quando parlo in pubblico, prediligo la vasta platea definendomi un "animale" da palco. La vendita è stata per me una grande palestra e maestra di vita aprendomi le porte dell'insegnamento e del coaching. In cosa sento di avere una marcia in più? Sicuramente nel saper ascoltare e nel comunicare in modo semplice ed estremamente pratico.

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